Il Trofeo Marathon: quei 6 anni della Due Giorni Della Val Pellice / The Marathon Trophy: those 6 years of the Due Giorni Della Val Pellice
Il Trofeo Marathon è stata una bellissima invenzione del compianto Giulio Mauri – pilota, giornalista e al tempo referente del Trial in seno alla Federazione. Gare che dovevano implementare il modello della Sei Giorni di Scozia, con giro unico e zone da percorrersi una sola volta.
La quinta essenza del Trial: il pilota ispeziona a piedi il percorso e sceglie la via migliore senza possibilità di provare prima, tutto in diretta e tutto senza appello. Nessuna possibilità di rifarsi al giro seguente, di provare un’altra traiettoria, un’altra marcia, un altro colpo di gas. Quel tentativo subito scolpito dal punteggio sul suo cartellino o tramite congegni elettronici oggi.
Poi via alla zona seguente dimenticando gli errori commessi se non si è passati a zero. E da lì si ricomincia da capo.
Mauri si era inventato la Due Giorni Della Brianza. Una data – fine febbraio – in cui i vari campionati non erano ancora iniziati, in cui tutti i piloti fremevano per riprendere la stagione agonistica e quindi accorrevano pur se il posto non era gradito da tanti.
Eppure con quello che aveva a disposizione, Giulio aveva fatto miracoli. Aveva combattuto infinite battaglie con gruppi ambientalisti, aveva invitato piloti di grido per dare lustro, aveva convinto i suoi collaboratori della necessità di quell’evento.
In Valtellina, prima il compianto Lino Della Rodolfa, poi il figlio Gionata si era sperimentata una formula nuova: giro in alta montagna con zone in paesaggi mozzafiato. Non erano ancora nate le Mulatrial, ma a nessuno vietava di saltare le zone e farsi solamente il giro. La Tre Giorni Della Valtellina raggiunse in breve tempo un successo internazionale e Bormio a fine agosto si animò per anni anche della carovana del Trial,composta ed educata.
In Piemonte Mario Candellone spesso riferiva agli amici del moto club di quanto si divertisse alla “5 Jours Du Verdon” nella Francia alpina, a cui partecipè a 8 edizioni su 10, e quanto fosse apprezzata la formula del giro unico esageratamente lungo, inframezzato da un pasto ristoratore per giornate che si prospettavano con almeno 7 ore di gara.
Fu così che il Moto Club Alpi Ovest, da lui presieduto, si candidò a realizzare la Due Giorni Della Val Pellice cercando di seguire il modello francese del Verdon. Dal 2008 al 2013 diede vita a sei edizioni in cui vennero coinvolti fino a sette Comuni differenti, per offrire un giro lungo anche più di 50 km, con la tappa gastronimica in svariati luoghi, Villar Pellice, Pian Prà, Parco Montano di Rorà, coinvolgendo attive Pro-loco che accolsero con entusiasmo l’iniziativa.
Tutti fermi i piloti per un’ora e poi ripartenza nello stesso ordine di arrivo sempre a un minuto di distanza fra loro.
Lo sforzo organizzativo per il Moto Club Alpi Ovest, un sodalizio di poche decine di persone, fu notevole.
Partendo dalla concessione dei permessi, dove un Corpo Forestale molto ligio ai regolamenti ha sempre osteggiato le benevoli intenzioni degli organizzatori, arrivando anche all’ultimo momento a cancellare tratti di percorso già puliti e segnalati, consigliati dai Primi Cittadini dei Comuni interessati.
Anche i giudici di zona, dopo essere stati impegnati nelle 10 sezioni mattutine, venivano intelligentemente ricollocati nelle altrettanti zone del pomeriggio, tenendo conto di chi era motorizzato e chi no.
Per non parlare del furgone che un incaricato del moto club guidava trasportando le taniche di benzina dei piloti nei punti scelti per il rifornimento.
In ogni zona, tre livelli per consentire una partecipazione dal top rider al più modesto amatore, a cui si richiedeva comunque una buona preparazione fisica.
Il Trofeo Marathon teneva conto dei risultati di queste tre classiche e prevedeva una premiazione finale. Con la scomparsa di Mauri, la Federazione ritenne di non continuare a sostenerlo e anche La Due Giorni Della Valpellice cessò di venir organizzata.
Cliccate qui per il servizio dell’ultima edizione.
The Marathon Trophy was a wonderful invention of the late Giulio Mauri – a rider, journalist, and at the time the Italian Federation’s Trials representative. These races were intended to implement the Scottish Six Days model, with a single lap and sections to be ridden only once.
The quintessential Trials experience: the rider inspects the course on foot and chooses the best route without the possibility of trying first, everything live and without appeal. No chance to redo the following lap, to try a different line, a different gear, another twist of the throttle. That attempt is immediately recorded on the scorecard or, today, by electronic devices.
Then off to the next section, forgetting the mistakes made if he didn’t clean it. And from there, it’s all over again.
Mauri had invented the Due Giorni Della Brianza. A date—late February—when the various championships hadn’t yet begun, when all the riders were itching to resume the racing season and so flocked there even though many didn’t like the venue.
And yet, with what he had at his disposal, Giulio had worked miracles. He had fought endless battles with environmental groups, he had invited top-notch riders to boost its reputation, he had convinced his collaborators of the necessity of the event.
In Valtellina, first the late Lino Della Rodolfa, then his son Gionata, had experimented with a new formula: a high-mountain tour with sections of breathtaking scenery. Mulatrials hadn’t yet been invented, but no one was stopping anyone from skipping the sections and just doing the loop. The Tre Giorni Della Valtellina quickly achieved international success, and for years Bormio also came alive at the end of August with the well-mannered and polite Trials caravan.
In Piedmont, Mario Candellone often told his motorcycle club friends how much fun he had at the “5 Jours Du Verdon” in Alpine France, in which he participated in eight out of ten editions, and how much they appreciated the formula of a single, exaggeratedly long loop, interspersed with a restorative meal during days that promised at least seven hours of racing.
Thus, the Moto Club Alpi Ovest, which he chaired, proposed organizing the Due Giorni Della Val Pellice, attempting to follow the French model of the Verdon. From 2008 to 2013, there were organized six editions involving up to seven different municipalities, offering a ride of over 50 km, with gastronomic stops in various locations—Villar Pellice, Pian Prà, and Parco Montano di Rorà—engaging active local tourist organizations (Pro-loco) who enthusiastically welcomed the initiative.
All riders stopped for an hour and then restarted in the same order as they arrived, always one minute apart.
The organizational effort for the Moto Club Alpi Ovest, a club of just a few dozen people, was remarkable.
Starting with the granting of permits, where a Forestry Corps very abiding by the regulations has always opposed the benevolent intentions of the organizers, even going so far as to delete sections of the route that had already been cleared and marked, at the advice of the mayors of the affected municipalities.
Even the observers, after completing the 10 morning sections, were thoughtfully reassigned to the same number of sections in the afternoon, taking into account those who had and those who did not have motorized vehicles.
Not to mention the van driven by a motorcycle club representative, transporting the riders’ fuel cans to the designated refueling points.
Each zone had three levels to accommodate participation from the top rider to the most modest amateur, who still required good physical condition.
The Marathon Trophy took into account the results of these three classics and included a final awards ceremony. With Mauri’s passing, the Federation decided to end its support, and the Due Giorni Della Val Pellice also ceased to be organized.
Click here to get the report of the last edition.


























